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Rassegna Di Giurisprudenza

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LA TERZA SEZIONE PENALE DELLA SUPREMA CORTE AFFERMA  CHE PER IL REATO DI OMESSO VERSAMENTO NON PUÒ NEGARSI LA SOSTITUZIONE DELLA PENA DETENTIVA BREVE PER UNA IPOTIZZATA INCAPACITÀ PATRIMONIALE

Milano, 10 Maggio 2016 - La Corte di Appello di Brescia, in parziale riforma della sentenza di primo grado, condannava l’imputato alla pena, sospesa, di un mese di reclusione ed Euro 80,00 di multa per il reato di cui all’art. 2, co. 1-bis, L. n. 638 del 1983, poiché nella sua qualità di legale rappresentante di una ditta aveva omesso il versamento di ritenute previdenziali e assistenziali, per un importo complessivo pari ad Euro 14.937,00.

Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione il difensore dell’imputato deducendo, come unico motivo, la manifesta illogicità e contraddittorietà della motivazione in merito alla mancata sostituzione della pena detentiva irrogata con quella pecuniaria.

La Corte territoriale aveva, infatti, negato tale conversione ritenendo che fosse lecito dubitare della solvibilità del condannato attesa la tipologia di reato contestato.

La Terza penale della Suprema Corte accoglie il ricorso, non condividendo l’iter logico e motivazionale percorso dai Giudici di seconde cure.

Il Collegio osserva, in primo luogo, come, per orientamento costante della Suprema Corte, la sostituzione delle pene detentive brevi sia rimessa ad una valutazione discrezionale del giudice, che deve essere condotta in osservanza dei criteri indicati nell’art. 133 c.p., tra i quali vi è sì quello delle condizioni di vita individuale, familiare e sociale dell’imputato, ma non quello delle sue condizioni economiche.

La prognosi di inadempimento, ostativa alla sostituzione in virtù dell’art. 58, co. 2, L. n. 689/81, si riferisce, infatti, soltanto alle pene sostitutive di quella detentiva accompagnate da prescrizioni (semidetenzione e libertà controllata).

Pertanto, non vi è motivo per mettere in discussione il principio secondo cui il beneficio della sostituzione della pena detentiva breve possa essere concesso anche ai soggetti in difficoltà economiche, se comunque ritenuti in condizioni di adempiere, facendo salva ovviamente l’ipotesi di conversione nel caso sia accertata in seguito l’impossibilità di far fronte al pagamento che può essere anche rateizzato come previsto dall’art. 660 c.p.p..

Nel caso di specie, come sottolineato dalla stessa difesa, la sanzione pecuniaria poteva essere stabilita nella misura di 38 Euro al giorno, per un totale di Euro 1.140,00. Un importo del quale pare difficile affermare l’insostenibilità.

Avv. Fabrizio Ventimiglia                                                                                            Avv. Antonino La Lumia 

 

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