Politica Forense

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Roma 20 ottobre 2014. Il 32° Congresso Nazionale dell'Avvocatura tenutosi a Venezia e conclusosi lo scorso 11 ottobre, è stata sicuramente un'occasione di riflessione e dibattito sugli attuali scenari della Giustizia e della professione forense.

In particolare e per quello che interessa in questa sede, il ruolo dell'avvocato nel processo e fuori dal processo ha costituito l'argomento centrale dei lavori dei tavoli sulla mediazione, sulla negoziazione assistita e, più in generale, sulla c.d. degiurisdizionalizzazione, anche alla luce del rinnovato dialogo con le Istituzioni.

Ricordiamo tutti che Alfano prima e la Cancellieri dopo ci volevano “fuori dai piedi”.

Oggi, invece, il Ministro Orlando, come dichiarato in occasione del Congresso dell'Avvocatura, ravvisa il bisogno di superare stereotipi e preconcetti che vedono gli avvocati come il problema o come una parte del problema giustizia ed in particolare dell'arretrato creatosi in questi anni.

Alla luce di questo rinnovato interesse, si è discusso sulla valorizzazione della figura dell'avvocato nella composizione dei conflitti fuori e prima del processo e, quindi concluso in senso favorevole all'istituto della mediazione così come della della negoziazione assistita se e  soltanto se intesa come attività preparata, ragionata e non improvvisata.

Si è parlato al riguardo della credibilità dell'avvocato nel ruolo di mediatore – in senso ampio del termine -  e conseguentemente nella specialità del medesimo nel risolvere alternativamente il contenzioso tra le parti.

Infatti, rimettere al centro l'avvocato significa superare la preoccupazione delle parti che al di fuori del processo, del giudizio ordinario, non siano rispettate le garanzie giurisdizionali, ritenute indispensabili per le parti stesse per la giusta definizione della controversia.

Ovviamente è subito venuto in mente l'importanza del ruolo dell'avvocato in materia di famiglia, delle persone in generale, delle imprese ovvero di pubblica amministrazione.

In questi campi, infatti, la centralità dell'avvocato è patente, perché suo il compito e non delegabile ad altri diversi professionisti di raggiungere un ponderato equilibrio tra gli interessi contrapposti delle parti, in quanto funzione propria dell'avvocato è da sempre quella di pacificatore sociale.

Al riguardo, il gruppo di lavoro presente al congresso all'unanimità si è espresso non positivamente sulla previsione di un divorzio breve senza avvocati.

Il presidente dell'OUA, Nicola Marino, ha concluso il proprio intervento sulla degiurisdizionalizzazione, auspicando addirittura l'estensione della negoziazione assistita non solo nel divorzio breve, anche in caso di figli minori ovvero maggiorenni ma non autosufficienti, bensì in tutte le altre materie in cui è prevista la media-conciliazione.

Per quanto riguarda invece l'obbligatorietà, stabilito che deve esserci un cambio di cultura verso la figura dell'avvocato, che – come auspicato – deve diventare risorsa per la risoluzione dei problemi del sistema giustizia, in occasione del Congresso il gruppo di lavoro preposto si è interrogato se la negoziazione assistita così come le altre forme di degiurisdizionalizzazione possono essere veramente nuove forme di soluzione di sovraccarico del sistema e, quindi per questo motivo essere imposte alle parti.

Numerosi sono i profili di criticità sollevati legati prevalentemente alla inaccettabilità che le parti subiscano un'altra condizione per potere accedere al giudice.

Tanto sopra è reso ancora più evidente se si considera i precetti costituzionali, uno tra tutti quello contenuto nell'art. 24.

Peraltro, non è stato assolutamente considerato vantaggioso – per le parti, per i cittadini, per i clienti stessi – prevedere lo spostamento della causa pendente in tribunale ad un arbitro,  anche in considerazione che sicuramente si è già assunto l'oneroso costo del contributo unificato e magari già pagato anche il costo di una consulenza tecnica di ufficio.

Il gruppo di lavoro, in occasione del Congresso tenutosi a Venezia, si è espresso all'unanimità per l'alternatività della negoziazione assistita ovvero di ogni forma di degiurisdizionalizzazione, peraltro da estendere a tutte le materie proprie della media-conciliazione, inserendo incentivi fiscali, in particolare per chi decide di spostare la causa pendente ad altro organo.

All'unanimità il gruppo, infatti, ha ritenuto necessario inserire incentivi fiscali ad oggi non previsti, per rendere concretamente vantaggioso tentare strade più celeri.

Sulla dubbia efficacia della obbligatorietà della degiurisdizionalizzazione, quale strumento per smaltire l'arretrato giudiziario, lo stesso Ministro Orlando ha riconosciuto che il decreto sulla mediazione e negoziazione assistita non è la soluzione, ma un “tentativo di aprire un'altra strada che andrà via via asflatata...” , sperando di non rimanere asfaltati proprio noi avvocati, ancora una volta vittime dell'ennesima riforma sulla giustizia adottata senza essere stati preventivamente interpellati.

Avv. Ilaria Denni - Movimento Forense sez. Roma - 


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